Sostenibilità, aziende italiane pronte ma preoccupate

Il “successo sostenibile” è ormai un imperativo per le aziende italiane. Secondo il position paper del Comitato per la corporate governance, presieduto da Massimo Tononi, ben il 96% delle società ha adottato questo principio come guida per l’azione del board, riconoscendo l’importanza di considerare gli interessi di tutti gli stakeholder per la creazione di valore a lungo termine. Questo orientamento si traduce in una crescente integrazione degli obiettivi di sostenibilità nelle strategie aziendali (80%), nei sistemi di controllo e gestione dei rischi (80%) e nelle politiche di remunerazione (85%).

Il principio cardine del Codice di autodisciplina, il “comply or explain” (conformarsi o spiegare), che impone alle aziende di motivare eventuali scostamenti dalle raccomandazioni, sarà ulteriormente rafforzato nel 2025. Il Comitato propone una maggiore trasparenza, richiedendo una chiara identificazione delle disapplicazioni, con spiegazioni dettagliate, processi decisionali e alternative adottate.

Un focus particolare è dedicato alla sostenibilità e all’attuazione della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Pur riconoscendo la priorità del “successo sostenibile” per le aziende italiane, il Comitato sottolinea la necessità di un’applicazione coordinata e proporzionata delle nuove regole informative per evitare impatti negativi sulla competitività delle imprese europee. Emergono preoccupazioni per le differenze tra le normative nazionali, sia in termini di entrata in vigore che di aspetti sostanziali come vigilanza e sanzioni, che rischiano di compromettere l’armonizzazione a livello europeo.

Non solo l’adeguamento in sé preoccupa, ma anche la crescente consapevolezza dell’eccessiva onerosità degli oneri informativi imposti dagli standard di rendicontazione europei, in contrasto con gli obiettivi di semplificazione promossi dalla stessa Commissione Europea. Si auspica, inoltre, un maggiore allineamento tra gli standard europei (ESRS) e quelli internazionali (ISSB) per evitare difficoltà applicative per le aziende che operano a livello globale.

Infine, il Comitato evidenzia una criticità relativa all’impatto della CSRD sulle informazioni di corporate governance fornite dalle società quotate nella Relazione sul Governo Societario e gli Assetti Proprietari. Gli standard ESRS, infatti, prevedono informazioni dettagliate sulla governance della sostenibilità, creando una potenziale sovrapposizione e un problema di coordinamento con le informazioni generali già richieste da altre normative e dal Codice di Corporate Governance.

Insomma, se da un lato c’è un forte impegno delle aziende italiane verso la sostenibilità, dall’altro c’è anche una viva preoccupazione per le sfide legate all’implementazione delle nuove normative, per le quali occorre dotarsi di una struttura solida e di avvalersi di consulenti e professionisti esperti.