PMI, cosa fare per la compliance ESG .3

Nell’articolo precedente abbiamo affontato la fase di Valutazione iniziale e la presa di coscienza che rappresenta il primo passo fondamentale per una PMI che vuole diventare compliant con le regole. In queto articolo ci occupiamo della fase due del percorso, ovvero la definizione degli obiettivi ESG, che si articola a sua volta in tre passaggi chiave: l’individuazione dei priorità chiare, l’allineamento agli standard e l’Integrazione con la strategia aziendale. Questa fase è cruciale per trasformare l’impegno ESG in azioni concrete e misurabili, integrandolo pienamente nella strategia aziendale.

1. Priorità chiare: stabilire obiettivi misurabili

Il primo passo è definire obiettivi ESG chiari e misurabili.  Si tratta di uno sforzo essenziale per garantire che l’impegno verso la sostenibilità sia concreto e tracciabile. Possiamo far riferimento alla classica SMART per definire le qualità che gli obiettivi devono avere. Essi devono essere: Specifici, Misurabili, Raggiungibili, Rilevanti e Temporalmente definiti.

A titolo esemplificativo, ecco degli obiettivi ESG, da verificare alla luce della griglia SMART:

– Ambientali (E):

  – Ridurre le emissioni di CO₂ del 20% entro 5 anni.

  – Aumentare l’uso di energie rinnovabili al 50% entro 2030.

  – Ridurre i rifiuti non riciclabili del 30% entro 3 anni.

– Sociali (S):

  – Aumentare la diversità di genere nel management al 40% entro 4 anni.

  – Formare il 100% dei dipendenti su tematiche di sostenibilità entro 2 anni.

  – Implementare programmi di welfare aziendale per migliorare il work-life balance.

– Governance (G):

  – Istituire un comitato ESG entro 1 anno.

  – Raggiungere il 100% di conformità alle normative anticorruzione.

  – Pubblicare un report di sostenibilità annuale allineato agli standard internazionali.

Come occorre procedere?

Schematicamente possiamo dire che i passagi da compiere sono:

1. Identificare le aree di intervento, basandosi sulla mappatura dei rischi ESG per individuare le priorità.

2. Definire metriche chiare, stabilendo indicatori di performance (KPI) per monitorare i progressi (es. tonnellate di CO₂ risparmiate, percentuale di dipendenti formati).

3. Assegnare responsabilità, sesignando team o figure specifiche per il raggiungimento di ciascun obiettivo.

2. Allineamento agli standard: Riferirsi a framework riconosciuti

Allineare gli obiettivi ESG a framework internazionali riconosciuti garantisce credibilità, trasparenza e facilità di confronto con altre aziende. Inoltre, aiuta a rispondere alle aspettative di investitori, clienti e istituzioni. Insomma, occorre dotarsi di un linguaggio, di metriche e di approcci che possano essere condivisi, compresi e valutati.

I framework di riferimento sono:

– 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’ONU che forniscono una guida globale su temi come lotta alla povertà, energia pulita, uguaglianza di genere. Un ssempio si utilizzo è l’ allineamento all’SDG 13 (Lotta al cambiamento climatico) con obiettivi di riduzione delle emissioni.

– Global Reporting Initiative (GRI). Sono standard per la rendicontazione della sostenibilità, con linee guida dettagliate su come comunicare i risultati ESG. Pe esempiopossono essere utilizzati per redigere il report di sostenibilità.

– Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD). Sono linee guida per la divulgazione dei rischi climatici e delle opportunità finanziarie correlate, che possono essere integrate nella strategia aziendale.

– Sustainable Development Goals (SDGs) Benchmark. Sono strumenti per misurare il contributo aziendale agli SDGs.

I vantaggi dell’allineamento sono:

– la credibilità: dimostrare impegno verso standard riconosciuti a livello globale.

– la trasparenza: facilitare la comunicazione con stakeholder e investitori.

– l’accesso a finanziamenti: molti fondi e investitori richiedono l’allineamento a framework ESG.

3. Integrazione con la strategia aziendale

Gli obiettivi ESG non devono essere un’attività separata ed estranea alla vita e alla strategia dell’azienda, ma integrarsi pienamente con essa e con il piano industriale e finanziario. Questo approccio garantisce che la sostenibilità diventi parte del DNA dell’impresa e non un ostacolo o un impegno ulteriore.

Come procedere:

– Definire una visione ESG: Includere la sostenibilità nella mission e nei valori aziendali.

– Integrare nei processi decisionali: Considerare i criteri ESG in tutte le scelte strategiche, dagli investimenti alla gestione delle risorse umane.

– Collegare agli obiettivi di business: Mostrare come gli obiettivi ESG contribuiscono alla crescita aziendale (es. riduzione dei costi energetici, miglioramento della reputazione).

– Creare sinergie: Allineare gli obiettivi ESG con altre iniziative aziendali, come l’innovazione di prodotto o l’espansione di mercato.

Esempi di integrazione:

– Piano industriale: Includere investimenti in tecnologie green o processi produttivi a basse emissioni.

– Piano finanziario: Allocare risorse per progetti sostenibili (es. efficientamento energetico, formazione del personale).

– Comunicazione aziendale: Inserire i risultati ESG nei report finanziari e nelle presentazioni agli investitori.

I vantaggi della definizione degli obiettivi ESG sono evidenti, poiché offrono

– chiarezza strategica con  una roadmap chiara per la sostenibilità.

– miglioramento della reputazione, utile ad attrarre clienti, investitori e talenti sensibili ai temi ESG.

– riduzione dei rischi, anticipando i cambiamenti normativi e di mercato.

– crescita sostenibile, creando valore a lungo termine per l’azienda e la società.