Monitoraggio e rendicontazione
Se l’azienda sta già implementando le azioni ESG come definite dal piano strategico, occorre misurare e tracciare quel che si sta facendo. I vantaggi del monitoraggio e della rendicontazione sono evidenti sia in termini di trasparenza e credibilità verso gli stakeholder, sia di ottimizzazione delle performance, oltre che di continua attenzione alla compliance normative europea e internazionale.
1.Raccolta dati: Misurare e tracciare le performance ESG
In questa fase la raccolta dati è di fondamentale importanza, tanto per monitorare quanto per migliorare le performance ESG. Senza dati accurati, è impossibile valutare i progressi compiuti o comunicare efficacemente risultati credibili e misurabili agli stakeholder.
Vediamo come procedere nel dettaglio.
Innanzitutto, occorre definire gli indicatori chiave (KPI):
– Ambientali (E): Consumo energetico, emissioni di CO₂, quantità di rifiuti riciclati, uso di acqua.
– Sociali (S): Tasso di turnover dei dipendenti, ore di formazione erogate, percentuale di diversità nel team.
– Governance (G): Conformità normativa, numero di violazioni etiche segnalate, presenza di un comitato ESG.
Occorre, poi, implementare i sistemi di tracciamento:
– Utilizzando software dedicati per la raccolta e l’analisi dei dati ESG (es. SAP Sustainability, Salesforce ESG Cloud).
– Integrando i dati ESG nei sistemi gestionali esistenti (es. ERP).
– Automatizzando la raccolta dati per ridurre errori e risparmiare tempo.
Infine, tutti i dipartimenti aziendali vanno coinvolti per garantire una raccolta dati completa e accurata.
2. Reportistica
I report di sostenibilità sono strumenti essenziali per comunicare i progressi compiuti sul terreno delle azioni ESG agli stakeholder, dimostrando trasparenza e impegno.
Per tale motivo è importante cegliere uno standard di riferimento. Essi possono essere:
– CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), obbligatorio per le PMI quotate a partire dal 2026.
– GRI (Global Reporting Initiative), che è lo standard internazionale per la rendicontazione ESG.
– TCFD (Task Force on Climate-related Financial Disclosures), contenente le linee guida sui rischi climatici.
Circa la struttura del report, essa può seguire il seguente schema e contenere:
– Introduzione con la descrizione della strategia ESG e degli obiettivi.
– Dati e metriche, con l’enunciazione dei KPI e dei progressi raggiunti.
– Narrazione, ovvero l’illustrazione dei risultati, delle sfide e dei piani futuri.
– Grafici e infografiche, per rendere i dati facilmente comprensibili.
Nel caso di una PMI, i report possono essre semplificati, focalizzandosi sui dati più rilevanti, utilizzando template predefiniti per risparmiare tempo e risorse.
3. Validazione dei dati e miglioramento della credibilità
La verifica esterna è un passaggio cruciale per garantire l’affidabilità dei dati ESG e aumentare la fiducia da parte degli stakeholder.
A tal fine si possono:
– Coinvolgere auditor esterni
– Collaborare con società di revisione specializzate in ESG
– Verificare l’accuratezza dei dati e la conformità agli standard di rendicontazione.
– Ottenere certificazioni esterne per i report di sostenibilità e partecipare a programmi di rating ESG (es. CDP, MSCI ESG Ratings).
– Comunicare i risultati, includendo la verifica esterna nei report di sostenibilità per aumentare la trasparenza e utilizzandoi risultati per migliorare i processi interni e rafforzare la reputazione aziendale.
