PMI, cosa fare per la compliance ESG .5

Monitoraggio e rendicontazione

Se l’azienda sta già implementando le azioni ESG come definite dal piano strategico, occorre misurare e tracciare quel che si sta facendo. I vantaggi del monitoraggio e della rendicontazione sono evidenti sia in termini di trasparenza e credibilità verso gli stakeholder, sia di ottimizzazione delle performance, oltre che di continua attenzione alla compliance normative europea e internazionale.

1.Raccolta dati: Misurare e tracciare le performance ESG

In questa fase  la raccolta dati è di fondamentale importanza, tanto per monitorare quanto per migliorare le performance ESG. Senza dati accurati, è impossibile valutare i progressi compiuti o comunicare efficacemente risultati credibili e misurabili agli stakeholder.

Vediamo come procedere nel dettaglio.

Innanzitutto, occorre definire gli indicatori chiave (KPI):

  – Ambientali (E): Consumo energetico, emissioni di CO₂, quantità di rifiuti riciclati, uso di acqua.

  – Sociali (S): Tasso di turnover dei dipendenti, ore di formazione erogate, percentuale di diversità nel team.

  – Governance (G): Conformità normativa, numero di violazioni etiche segnalate, presenza di un comitato ESG.

Occorre, poi, implementare i sistemi di tracciamento:

  – Utilizzando software dedicati per la raccolta e l’analisi dei dati ESG (es. SAP Sustainability, Salesforce ESG Cloud).

  – Integrando i dati ESG nei sistemi gestionali esistenti (es. ERP).

  – Automatizzando la raccolta dati per ridurre errori e risparmiare tempo.

Infine, tutti i dipartimenti aziendali vanno coinvolti per garantire una raccolta dati completa e accurata.

2. Reportistica

I report di sostenibilità sono strumenti essenziali per comunicare i progressi compiuti sul terreno delle azioni ESG agli stakeholder, dimostrando trasparenza e impegno.

Per tale motivo è importante cegliere uno standard di riferimento. Essi possono essere:

  – CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), obbligatorio per le PMI quotate a partire dal 2026.

  – GRI (Global Reporting Initiative), che è lo standard internazionale per la rendicontazione ESG.

  – TCFD (Task Force on Climate-related Financial Disclosures), contenente le linee guida sui rischi climatici.

Circa la struttura del report, essa può seguire il seguente schema e contenere:

  – Introduzione con la descrizione della strategia ESG e degli obiettivi.

  – Dati e metriche, con l’enunciazione dei KPI e dei progressi raggiunti.

  – Narrazione, ovvero l’illustrazione dei risultati, delle sfide e dei piani futuri.

  – Grafici e infografiche, per rendere i dati facilmente comprensibili.

Nel caso di una PMI, i report possono essre semplificati, focalizzandosi sui dati più rilevanti, utilizzando template predefiniti per risparmiare tempo e risorse.

3. Validazione dei dati e miglioramento della credibilità

La verifica esterna è un passaggio cruciale per garantire l’affidabilità dei dati ESG e aumentare la fiducia da parte degli stakeholder.

A tal fine si possono:

– Coinvolgere auditor esterni

  – Collaborare con società di revisione specializzate in ESG 

  – Verificare l’accuratezza dei dati e la conformità agli standard di rendicontazione.

– Ottenere certificazioni esterne per i report di sostenibilità e partecipare a programmi di rating ESG (es. CDP, MSCI ESG Ratings).

– Comunicare i risultati, includendo la verifica esterna nei report di sostenibilità per aumentare la trasparenza e utilizzandoi risultati per migliorare i processi interni e rafforzare la reputazione aziendale.